mercoledì 24 agosto 2011

El Niño e La Niña


El Niño e La Niña rappresentano le maggiori variazioni periodiche della temperatura nell'Oceano Pacifico tropicale. Le oscillazioni delle temperature medie delle correnti comportano pesanti conseguenze sul clima di tutto il pianeta e in particolare su quelli della zona centro-occidentale dell'America, e delle zone più orientali del continente asiatico e dell'Australia. Il nome del fenomeno deriva dal fatto che i pescatori peruviani notavano che lo stesso s'intensificava nel periodo invernale; da qui il nome de "El Niño" (cioè "il bimbo"), che ricorda la nascita di Gesù bambino. Nonostante si ritenga generalmente che questo fenomeno esista da sempre (o perlomeno da epoche remotissime), gli effetti sono stati descritti per la prima volta solo nel 1923 da Sir Gilbert Thomas Walker.Fra i mutamenti del clima che questo fenomeno induce, sono particolarmente rilevanti quelli che causano l'aumento della piovosità sull'America Centrale e sul Perù, in cui possono verificarsi alluvioni anche distruttive, e i conseguenti periodi di forte nelle regioni del Pacifico orientale, talvolta associati a devastanti incendi in Australia.L'osservazione delle condizioni meteorologiche nel Pacifico tropicale e la presenza o l'assenza del Niño vengono ritenute essenziali per poter effettuare previsioni a breve termine (da pochi mesi a un anno) delle in quelle zone ma anche nell'intero pianeta. Il Niño e la Niña sono la conseguenza nell'Oceano Pacifico dell'ENSO (El Niño Southern Oscillation), che rappresenta una fluttuazione globale della temperatura e della pressione del sistema oceano-atmosfera. 
L'ENSO 
L'ENSO (ENiño Southern Oscillation) consiste in un sistema climatico fluttuante d'interazioni fra oceano e atmosfera, che è conseguenza diretta della circolazione oceanica e atmosferica terrestre. L'ENSO è la più nota causa diEl Niño variabilità interannuale delle condizioni meteorologiche e climatiche nel mondo, con una frequenza che varia dai tre agli otto anni. Le conseguenze principali di questo fenomeno si possono riscontrare nell'Oceano Pacifico, Atlantico e Indiano. Nell'Oceano Pacifico, nei periodi di oscillazione termica in cui si verifica un forte aumento della temperatura delle acque, si produce il fenomeno del Niño. Gli eventi dovuti all'ENSO sono sostanzialmente in fase tra l'Oceano Pacifico e quello Indiano; si nota invece un ritardo di dodici-diciotto mesi fra l'ENSO del Pacifico e quello dell'Atlantico.



El Niño
Per definizione, in presenza del Niño, la superficie della parte centrale dell'Oceano Pacifico manifesta un incremento della temperatura di almeno 0,5°C, che si mantiene per un periodo di tempo non inferiore ai 5 mesi. Se invece la temperatura è inferiore alla media stagionale di almeno 0,5 °C nello lo stesso periodo, si ha la Niña. Questi fenomeni sono periodici e si verificano con intervalli che variano dai due ai sette anni.
Il Niño s'instaura a causa di vaste aree di bassa pressione causate dal surriscaldamento delle acque superficiali oceaniche e che modificando la circolazione dei venti e la distribuzione delle piogge, regolando l'alternanza di periodi di siccità e di piovosità. Inoltre ciò porta a intense precipitazioni e tornado sull'America centro-meridionale, violenti uragani sull'intero Pacifico meridionale e in Australia, e determina anche periodi di siccità in Africa centro-occidentale.
La corrente prodotta dal Niño trasporta anche animaletti microscopici (plancton) che servono per il nutrimento degli animali superiori. Il percorso e l'intensità della corrente sono influenzati da cambiamenti climatici o terrestri, ma ciò non confonde la natura: i delfini, per esempio, anche in presenza del Niño sanno dove trovare da mangiare, come trovarlo e a che profondità.
Un altro aspetto fondamentale su cui concentrare l'attenzione per valutare l'effetto del Niño sull'ambiente è considerare la variazione dell'apporto di cibo, che il fenomeno causa nell'oceano. Infatti, la corrente calda che il Niño trasporta risulta estremamente povera di elementi nutritivi e finisce per sostituire la corrente di Humboldt, ricca invece di plancton che fornisce cibo a grandi quantità di pesce. Se tale situazione si protrae per lunghi periodi, l'equilibrio faunistico marino ne viene stravolto e ciò si ripercuote pesantemente sull'economia delle popolazioni che vivono principalmente di pesca.
I due Niño più recenti ('82 e '97) sono stati anche i più forti documentati. Molti pensano che ciò possa legarsi all'aumento della temperatura media dell'oceano, dell'atmosfera e all'incremento dell'effetto serra, ma al momento ancora non è possibile fornire una risposta certa. Tuttavia studi eseguiti su modelli numerici in cui si sono volutamente aumentate le temperature medie atmosferiche, hanno portato a risultati simili a tali eventi; quindi si sta studiando se un aumento della temperatura che si protragga nel tempo possa creare una sorta di Niño permanente.



Cause del Niño 
Le cause del Niño possono essere ricercate dalla presenza di 2 tipi di onde (onde di Kelvin e onde di Rossby), relegate all'equatore dalla forza di Coriolis, che sono dirette in senso opposto le une rispeto alle altre. Le onde di Kelvin, più veloci, sono dirette verso est; le onde di Rossby sono, invece, più lente e dirette verso ovest. Ciò genera nel Pacifico un accumulo di acqua sulle coste sudamericane, che risulta in una sopraelevazione del livello di acqua di quasi 1 m. Quando, a fine dicembre, i venti diretti da est ad ovest (gli alisei) si indeboliscono o addirittura si invertono, se si assiste anche alla Southern Oscillation, ossia ad una variazione della pressione atmosferica tra l'Australia e il Pacifico, l'energia accumulata sulle coste occidentali del Pacifico viene rilasciata verso est, provocando un trasporto del calore in essa accumulato. Ciò provoca, quindi, forti pioggie e un abbassamento delle temperature sulle coste sudamericane e siccità e un innalzamento delle temperature sulla costa orientale del Pacifico. Dall'analisi delle velocità delle onde di Kelvin e di Rossby, si calcola in tempo impiegato per ristabilire la situazione normale, che è pari circa a 12-18 mesi.
Non è ancora chiaro il motivo preciso che causa il fenomeno del Niño; infatti è estremamente difficile valutare con precisione quanto pesi ogni aspetto che influisce sull'evoluzione del clima. Alcuni giornalisti e sostenitori della teoria del complotto hanno posto in relazione il fenomeno del Niño con un esperimento climatico dei russi, che è un'applicazione della tecnologia di Tesla. Secondo costoro, il 4 febbraio del 1983 sarebbe stato registrato un forte flusso di onde ELF (Extra-Low Frequency = a bassissima frequenza), inviate dagli americani, che sarebbero entrate in contatto con onde stazionarie emesse dai sovietici.
Ciò avrebbe provocato il Niño del 1983, che ha portato siccità in Australia e piogge diluviali in Perù, tornado e colate di fango nel sud della California: ciò in particolare sarebbe il risultato delle enormi onde stazionarie emesse dai Russi. Questa strategia farebbe parte di un piano iniziato da Lenin e che aveva lo scopo di riscaldare la Siberia e svilupparvi delle coltivazioni.

La Niña
La Circolazione di Walker causa il movimento di masse d'acqua verso la costa occidentale dell'Oceano Pacifico. Questo generalmente causa un aumento del livello del mare sulla costa occidentale anche di 80-100 cm rispetto alla costa orientale. In una situazione di Niña si accentuano tali condizioni e i torrenti d'acqua calda si intensificano verso ovest, gli alisei aumentano d'intensità e spingono l'aria ricca di umidità verso le coste indonesiane e australiane. In sostanza quindi, la Niña corrisponde alla situazione opposta del Niño, cioè si accentuano e si amplificano le condizioni di circolazione oceanica e atmosferica normali.



Cerchiamo di comprendere quali possono essere i meccanismi che permettono alla macchina del tempo, dal lontanissimo Oceano Pacifico, di interferire col nostro clima.
Il clima e il tempo del Mediterraneo, in tempi normali, era (purtroppo devo usare l'imperfetto, ma non ancora il passato remoto per fortuna) determinato in positivo o in negativo dall'anticiclone delle Azzorre. Più si ritirava in Atlantico e più il tempo era normalmente piovoso sulle nostre zone. Quando si espandeva verso il Mediterraneo, al contrario, ci assicurava tempo bello stabile e assenza di precipitazioni.
Di norma in inverno questo gran centro d'azione, si disponeva nella sua sede oceanica da cui prende il nome e si manteneva a latitudini abbastanza basse, permettendo alle perturbazioni piovose atlantiche di penetrare direttamente nel Mediterraneo oppure inviare masse d'aria fredda capaci di costruirne in loco.
In estate invece quest’anticiclone saliva di latitudine e soprattutto si espandeva verso est proteggendo col suo mantello tutto il Mediterraneo centro-occidentale, apportando la vera estate.
Il meccanismo è questo: l'espansione estiva verso Nord-Est dell'anticiclone delle Azzorre, è una conseguenza della diminuzione della differenza di temperatura (gradiente termico) fra le più calde zone tropicali a Sud delle Azzorre e a Nord, quelle più fredde delle latitudini alte. Avrà molta importanza in questa sede tale suddivisione geografica immaginaria, che da adesso in poi, per comodità di chi scrive e di chi legge, chiameremo Sud/Nord Azzorre».
Invece in inverno questa differenza di temperatura Sud/Nord Azzorre» è più accentuata, ovvero sì dice che maggiore è il gradiente termico e così l'anticiclone si ritira verso Sud-Ovest.
In poche parole si ha l'anticiclone delle Azzorre lontano dalle nostre zone se le differenze di temperatura Sud/Nord Azzorre» sono notevoli, mentre sarà più vicino o meglio, sulle nostre zone se queste differenze sono minori.
Appurato questo, facciamo una considerazione: nei terribili inverni secchi fra il 1988 e il 1990, è stato constatato dagli scienziati che La Niña ha causato, oltre a un forte raffreddamento della superficie oceanica, anche ovviamente un marcato raffreddamento dell'aria a contatto con la suddetta superficie. I movimenti naturali dell'atmosfera hanno poi trasportato (sarebbe più appropriato dire propagato) questo raffreddamento a tutte le basse latitudini. È evidente che questa diminuzione di temperatura alle basse latitudini, valori notevolmente sotto di quelli normali, ha determinato una diminuzione del gradiente termico «Sud/Nord Azzorre».
Non bastasse, è stato osservato che tale massa d'aria raffreddata si è curiosamente e capricciosamente disposta un po' inclinata da Sud-Ovest verso Nord-Est, favorendo l'avvezione (trasporto) dinamica d’aria mite oceanica verso latitudini alte. Si è venuto così a creare un duplice indebolimento del gradiente termico Sud/Nord Azzorre, con ulteriore raffreddamento a Sud e ulteriore riscaldamento a Nord.
Marchio di fabbrica di questi anomali spostamenti invernali verso il Mediterraneo dell'anticiclone delle Azzorre, è innanzitutto la posizione allungata, quasi a pesce, con l'asse principale sui paralleli, tipica dell'estate quasi a scoraggiare qualsiasi tentativo delle perturbazioni di penetrarvi.





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