Massimi anticiclonici migrano verso nord, ma non si apre la strada per le correnti atlantiche
Un ammasso perturbato sta faticosamente avanzando verso levante: il nocciolo si trova sulle Baleari, mentre le propaggini più avanzate hanno raggiunto il Tirreno e le due Isole Maggiori. I massimi anticiclonici, migrati a nord delle Alpi, sono in grado di contrastare questa mina vagante.
L'alta pressione sul Mediterraneo Centrale barcolla per effetto di quell'ammasso instabile che sta avanzando da ovest: nella giornata di venerdì il fronte era ancora arenato tra l'Iberia e il Marocco, mentre attualmente lo vediamo aver attecchito bene sul mare, tanto che ha accresciuto il suo raggio d'azione con la formazione di un blando minimo barico in prossimità delle Baleari. Le frange nuvolose più avanzate hanno toccato i versanti più occidentali dell'Italia, in particolar modo le Isole Maggiori, con qualche sporadico piovasco in Sardegna.
Il groviglio perturbato non si avvale di nessuna alimentazione se non quella derivante dall'energia termica tratta dalla superficie ancora calda del mare: si tratta insomma di una piccola area ciclonica autonoma, non certo in grado di fare la differenza nel senso di poter spianare la strada ad un abbassamento più generale del flusso atlantico, il quale quindi segue ancora rotte settentrionali con i veri e fronti perturbati costretti a dover fronteggiare la forte presenza anticiclonica che occupa l'Europa Centrale e la Francia.
Nonostante questa vivacità sulla parte centrale del Mediterraneo, non si profila nessun particolare cambio circolatorio a larga scala. L'alta pressione sarà anzi stuzzicata a gonfiarsi ancor più nel cuore dell'Europa, costituendo pertanto un baluardo invalicabile per le perturbazioni atlantiche. Prima di un'autentica svolta, bisognerà forse dover attendere che trascorra l'intera prossima settimana.

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